BeBorghi | In Bolivia: il mio tour di 4 giorni al Salar de Uyuni- by BeBorghi

In Bolivia: il mio tour di 4 giorni al Salar de Uyuni

    Il Salar de Uyuni in Bolivia è uno dei luoghi più fotografati del Sud America e rappresenta la Bolivia intera nell’immaginario di molti. 

    D’altronde non esiste niente di simile da nessun altra parte, qui parliamo della più grande distesa salina al mondo (12.106 kmq),  artefice di un paesaggio angosciante e suggestivo allo stesso tempo. Nonostante attiri molti turisti da parecchi anni, questa parte della Bolivia rimane una zona veramente remota e selvaggia, senza strade e con pochissimi e isolati insediamenti umani sparsi qua e la intorno alle miniere e alle coltivazioni di quinoa. Dal 1973 buona parte di questo territorio è divenuta parte integrante della Reserva National de Fauna Andina Eduardo Avaroa, un immenso parco naturale (7150 kmq) il cui obiettivo è la protezione della vigogna (un camelide andino simile al lama da cui si produce la lana più preziosa del mondo) e della pianta di Yareta che sono entrambe a rischio di estinzione. Grazie all’istituzione della riserva e alla difficoltà da parte dei turisti di esplorare questa regione in maniera autonoma, tutta l’area è stata preservata dalle classiche aberrazioni che conseguono il turismo di massa. 

    Infatti, nonostante sia possibile, nessuno si avventura da queste parti da solo; il 99% dei turisti si appoggia a dei tour in 4×4 organizzati (vi basti pensare che non ci sono telefoni in tutto il circuito e ogni comunicazione avviene via radio!).

    Il tour standard parte dalla cittadina di Uyuni (in Bolivia) o da San Pedro de Atacama e dura 4 giorni. Trovandomi in Cile e dovendo poi proseguire verso Salta, io sono partita (e tornata) da San Pedro, ma molti decidono di “sfruttare” il tour per proseguire il viaggio verso il resto della Bolivia e il Perù.

    Che dirvi, è stata un’esperienza di viaggio unica! La qualità e la quantità di paesaggi così diversi e così incredibili che ho visto in quei 4 giorni non l’ho mai vista in nessun altro viaggio. È un susseguirsi continuo di lagune, vulcani, gejser, canyon e formazioni rocciose che non credevo possibili. Non fai in tempo a stupirti e meravigliarti per la bellezza di un paesaggio che, dopo poco, te ne trovi davanti agli occhi un altro, completamente diverso da quello di prima, e ti senti ancora una volta la persona più fortunata sulla terra. Eh sì che io ero anche preparata! In un certo senso sapevo che avrei visto dei paesaggi pazzeschi, ma non immaginavo che mi sarei messa quasi a piangere ogni mezz’ora.

    L’agenzia

    Come vi ho anticipavo nell’articolo sul Cile del Nord, a San Pedro de Atacama ci sono più di 100 agenzie turistiche e districarsi non è banale. In realtà poi le agenzie spesso lavorano insieme e condividono gli stessi autisti quindi può capitare di prenotare il tour con l’agenzia A e finire in un auto guidata dall’autista dell’agenzia Z…e avrete solo sprecato del tempo!

    Nonostante ciò la scelta dell’agenzia rimane importante, soprattutto se calcolate che diverse persone sono morte facendo questo circuito, la maggior parte a causa di incidenti provocati dall’ebrezza del guidatore (le jeep caricano sul tetto le taniche di benzina per tutti e 4 i giorni di tour, quindi se la jeep si ribalta…).

    Il mio approccio è stato quello di prendere un po di informazioni in giro a San Pedro, cercando di parlare con le persone che erano appena tornate dal tour. Alla fine la mia scelta è ricaduta sull’agenzia White & Green gestita da 2 gentilissimi fratelli boliviani che sono specializzati in questo tipo di tour. Personalmente mi sono trovata molto bene. Ho fatto con loro anche l’escursione alla Valle della Luna e mi sento di consigliare questa agenzia a tutti. Sono affidabili e veramente gentili, e i prezzi sono gli stessi delle altre agenzie.

    I costi

    I prezzi sono standard; per il tour di 4 giorni con partenza e ritorno a San Pedro si spendono circa 165 euro (contrattate l’affitto del saccoapelo per le 3 notti!). In questi 165 euro sono inclusi: trasporto in 4×4, tutti i pasti, le 3 notti in ostello e le bevande durante i pasti. A questa cifra dovete aggiungere altri 30-40 euro (da cambiare in pesos boliviani prima di partire) per l’ingresso alla riserva, l’ingresso all’isola Incahuasi, le tasse alla frontiera e qualche extra che deciderete di comprarvi durante il viaggio.

    Quando andare

    L’unico momento dell’anno in cui è sconsigliato farlo va dalla fine di dicembre alla fine di marzo, quando la distesa di sale del Salar è inondata dalle piogge e non ci si può addentrare per più di 10 km. Molte agenzie in questo periodo sono chiuse e, se anche ne trovate alcune aperte, rischiate di non riuscire a vedere quasi niente (il tour che propongono è molto ridotto a causa delle piogge). 

    Cosa portare

    Considerando che tutto il tour si svolge ad un’altitudine compresa tra i 3500 e i 5500 metri è fondamentale portarsi almeno 4 litri d’acqua (bere tanto aiuta l’acclimatamento), le foglie o le caramelle di coca da masticare, indumenti tecnici molto caldi (inclusi cappello, calzamaglia e guanti), qualche snack, occhiali da sole e protezione solare (il riverbero del sole a quelle altitudini è fortissimo), senza dimenticare il saccoapelo (se non avete il vostro affittatene uno dall’agenzia). 

    L’itinerario

     

    Giorno 1

    Il primo giorno si parte in pulmino da San Pedro verso le 8 del mattino e ci si dirige subito verso la frontiera boliviana di Hito Cajon che si trova a meno di 1h di viaggio. Dopo aver eseguito tutte le procedure doganali si fa colazione e si trasborda sulle jeep su cui si viaggerà durante tutto il tour. Sia la colazione che tutti gli altri pasti vengono preparati dall’autista che sarà anche cuoco e meccanico. La frontiera boliviana si trova ad un altitudine superiore ai 5000 mt e bisogna stare in coda all’aperto quindi copritevi tantissimo, è uno sei punti più freddi di tutto il tour! 

    Finalmente si parte! Dalla frontiera si scende lungo le pendici del vulcano Licancabur (5960 mt) alla volta della Laguna Blanca (4500 mt) il cui litorale è orlato da brillanti depositi bianchi di borace, un minerale particolarmente prezioso che viene estratto e venduto al Cile. Una vista paradisiaca! Da qui si prosegue verso la Laguna Verde (4400 mt), una bellissima laguna verde-azzurra il cui colore è dovuto all’enorme concentrazione di piombo, zolfo, arsenico e carbonato di calcio. Questa laguna è battuta sempre dai venti gelidi che ne agitano le acque formando una spuma brillante che impedisce all’acqua di ghiacciarsi anche in pieno inverno quando le temperature scendono di decine di gradi sotto lo zero. 

    La strada (sterrata e abbastanza dissestata lungo tutto il circuito) continua fino ad arrivare ad un deserto di sassi chiamato Salvador Dalì perchè disseminato di massi enormi che sembrano essere stati accuratamente sistemati dal grande pittore spagnolo; in effetti il paesaggio è decisamente surreale. Il colpo d’occhio di queste pietre striate di rosso e giallo ha dell’incredibile. Dal deserto si arriva ad una laguna con una sorgente di acqua calda naturale in cui ci si può immergere. L’acqua è a 30° e hanno creato una specie di piscina dove ci si può bagnare godendo dei benefici di queste acque ricche di minerali (ottime per chi soffre di artrite a quanto pare). In questo punto ci sono degli spogliatoi (a pagamento), i bagni e un ristorante. 

    Si procede e il paesaggio cambia ancora in maniera drastica quando si raggiunge una grande zona di gejser chiamata Sol de Mañana (4850 mt). Qui si cammina accanto a delle pozze di fango grigio-verde che ribollono, delle fumarole infernali che puzzano tremendamente di zolfo (per fortuna le abbiamo visitate prima del pranzo!). L’ultima tappa della giornata è dedicata alla stupenda Laguna Colorada (4278 mt), un lago color amaranto in cui l’acqua non supera il metro. La colorazione rossa è data dalle alghe e dal plancton mentre il bordo del lago è orlato di brillanti depositi bianchi di sodio, magnesio, borace e gesso. Come se non bastasse lo spettacolo dell’acqua e il paesaggio dei vulcani che si stagliano sullo sfondo, questo lago è popolato da migliaia di fenicotteri rosa! Non ci sono parole per descrivere le emozioni che ho provato, veramente. La forza della natura da queste parti va al di là dell’immaginazione. 

    Da qui abbiamo raggiunto il villaggio di Villa Mar per cenare e dormire all’hostal Huayllajara. Gli ostelli sono estremamente spartani e senza riscaldamento; si dorme tutti insieme in un’unica stanza e a malapena ci si lava i denti (c’è solo acqua ghiacciata). Si dorme con tutto addosso, più il saccoapelo, più un paio di coperte.  

    NOTA. Ma secondo voi, la giornata idilliaca poteva veramente finire così? La risposta è no. Appagati da tutto ciò che avevamo visto, mentre stavamo raggiungendo il villaggio di Villa Mar abbiamo forato. E che problema c’è direte voi? Ci sarà la ruota di scorta. Infatti c’era ma il cerchione non andava bene, era una ruota di scorta per un’altra jeep. Tutto questo è accaduto al tramonto e, dopo 10 minuti che eravamo fermi la temperatura ha iniziato a scendere in picchiata. Non vi nascondo che la faccia preoccupata dell’autista ha iniziato a far preoccupare anche me e i miei compagni di viaggio (due coppie di ragazzi brasiliani). Per fortuna si sono fermate altre jeep e, con 2 h di lavoro a più mani sono riusciti a farci ripartire. Da questo momento del tour in poi ho realizzato che questi problemi sono all’ordine del giorno. Per fortuna gli autisti delle varie jeep si aiutano molto l’uno con l’altro perchè sanno che può capitare a chiunque e avranno bisogno dello stesso trattamento.  

    Giorno 2

    La sveglia suona alle 7 e uscire dal quella montagna di coperte con l’aria gelida fuori non è facile. Ma si fa colazione e si riparte. I paesaggi del secondo giorno sono meno spettacolari rispetto al primo, ma si vedono scenari ancora diversi, sempre nuovi.

    Durante la prima metà della giornata si visitano diverse conformazioni rocciose formate dalla lava pietrificata che hanno assunto forme decisamente particolari: c’è la coppa del mondo, l’albero, il cammello dormiente e l’Italia Perduta. Quest’ultima si chiama così perchè si racconta che due ciclisti italiani siano arrivati in questo luogo e siano spariti, di loro non si è ritrovato più nulla se non le biciclette. Finita questa zona si costeggia una laguna molto bella (senza nome forse) piena di lama e fenicotteri rosa per arrivare poi alla Laguna Misteriosa. Questo posto mi è piaciuto moltissimo! Dal punto in cui si fermano le jeep c’è da fare una specie di mini-trekking per raggiungere uno sperone panoramico da cui si vede questa magnifica laguna nascosta. 

    L’itinerario procede attraverso una zona desertica solcata da canyons, il più spettacolare dei quali è il canyon dell’Anaconda. Si pranza all’aperto e si riparte su una strada super panoramica che costeggia il Canyador Sora fino a raggiungere il sonnolento villaggio di St.Augustin dove si assaggia la birra locale e ci si sgranchiscono le gambe. 

    Si arriva infine all’albergo di sale dove si passerà la notte. Ci sono diversi alberghi di sale nei pressi del villaggio di Chuvica sul margine orientale del salar de Uyuni e sono pressochè tutti uguali. Sono posti unici e confortevoli dove quasi tutto è fatto di blocchi di sale; non c’è riscaldamento ma, pagando 10 pesos, si può fare finalmente una doccia calda! Devo ammettere che qui ho sofferto molto meno il freddo rispetto alla prima notte.

    Giorno 3

    La sveglia suona alle 5 e alle 5:30 si parte, fa freddissimo, ci sono -20°. Fuori è completamente buio e bisogna arrivare in tempo per vedere l’alba sul salar dall’isola Incahuasi. Da qui in poi la strada non esiste più, la strada è la stessa distesa di sale del salar, non ci sono piste ed è molto facile perdere l’orientamento anche con la luce. Dopo circa 1h-1 h e mezza si arriva all’isola Incahuasi, che è l’isola più grande del salar. Inizia ad esserci luce e tutti corrono lungo il sentiero per raggiungere la parte più alta prima del sorgere del sole. L’isola è ricoperta da enormi cactus Thichoreus che si accendono come cerini man mano che vengono colpiti dal sole nascente. L’alba sul salar è un sogno e rimarrà tra i ricordi più forti di tutto il viaggio, è una delle albe più belle che io abbia mai visto nella vita. Il paesaggio è surreale, ci sono solo cactus e un mare bianco di cui non si vede la fine. Il freddo è veramente pungente qui, pur avendo i guanti a malapena riuscivo a scattare, tremavo. Man mano che esce il sole poi il salar si presenta in tutto il suo splendore con un candore accecante e il contrasto con il cielo blu è abbagliante. Si fa fatica a tenere gli occhi aperti anche sotto gli occhiali da sole. È veramente incredibile come il sale si depositi sul terreno sotto forma di perfetti esagoni, sembrano disegnati. Oltre ad essere un centro di estrazione di sale ovviamente, il salar (sotto la superficie) è ricco di litio e si stima che il 50% dei giacimenti mondiali di litio si trovi proprio qui! I produttori di automobili di tutto il mondo tengono gli occhi puntati su questa risorsa (il litio è fondamentale per i veicoli ibridi ed elettrici) ma fino ad oggi il presidente boliviano continua ad evitare coinvolgimenti esteri nella gestione di questo prezioso minerale (e speriamo che continui così!). 

    Dopo la colazione c’è il tempo per scattare un milione di foto e procedere fino al Salt Hotel, un vecchio albergo di sale ora convertito a museo/negozio di souvenir.    

    Usciti dal salar si fa poi tappa nel villaggio di Colchani per comprare qualcosa nel mercatino (è molto conveniente!) e pranzare prima di raggiungere il famoso cimitero dei treni. In questa landa deserta c’è una vasta collezione di locomotive a vapore storiche abbandonate e vagoni che risalgono al XIX secolo, quando in città c’era una fabbrica di locomotive. Ci si può arrampicare sui relitti in questo scenario post-apocalittico simil Mad Max. 

    Con il cimitero dei treni il circuito ahimè finisce e si arriva a Uyuni. C’è chi si ferma qui per proseguire verso il resto della Bolivia o il Perù e chi, come me, sale su una nuova jeep per ritornare indietro.

    Si riparte da Uyuni verso le 16:30 per raggiungere di nuovo l’ostello del primo giorno a Villa Mar e passare la notte lì (nota di colore: durante questa tappa siamo riusciti a bucare ben due volte arrivando in ostello alle 22). 

    Giorno 4 

    Si parte alle 6:30 per raggiungere la frontiera con il Cile. Dopo le formalità doganali (abbastanza lunghe, con i cani antidroga, la perquisizione dei bagagli, ecc) si arriva di nuovo a San Pedro verso l’ora di pranzo con il sorriso stampato sulla faccia e il cuore  pieno. 

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