Appena sono arrivata a Buenos Aires ho capito subito che l’avrei amata alla follia. Mi sono bastati 3 giorni per decidere che, insieme a New York, sarebbe diventata la mia città preferita nel mondo. Anzi, vi dirò di più, Buenos Aires mi è sembrata proprio una New York latina, una grande e cosmopolita città di oltre tre milioni di abitanti, con un’area metropolitana che ospita una variopinta popolazione multiculturale di oltre 14 milioni di persone. A differenza di New York però, noi italiani qui ci sentiamo proprio a casa; tra ‘800 e ‘900 milioni di italiani emigrarono in Argentina e quell’eredità si ritrova ancora oggi ovunque: nella cucina, nel modo di parlare, nei cognomi e perfino in certi gesti. In alcuni momenti vi sembrerà quasi di essere in Italia, salvo poi ricordarvi che siete dall’altra parte dell’Atlantico.
E poi ci sono il tango e le milonghe, i café storici, le parrillas, i palazzi di Recoleta, le case colorate della Boca, i locali di Palermo e personaggi come Mafalda, nata proprio dalla matita del porteño Quino. Buenos Aires è anche una metropoli enorme, quindi organizzare bene le giornate è fondamentale per non passare metà del tempo a spostarsi da una parte all’altra. In questo articolo vi propongo il mio itinerario per visitare Buenos Aires in 3 giorni, organizzato per quartieri, con tutte le cose da vedere, i posti che ho amato e i consigli pratici per godervi al meglio la città.

Buenos Aires in 3 giorni: itinerario in breve
Buenos Aires è enorme e trafficata, quindi, per riuscire a vedere il più possibile in 3 giorni senza trascorrere ore sui mezzi, è fondamentale organizzare l’itinerario per zone. Quando l’ho visitata la prima volta ho quindi raggruppato le attrazioni in base alla loro posizione (cosa che faccio sempre in realtà), dedicando ogni giornata ai quartieri vicini tra loro. Il risultato è questo itinerario che consiglio anche a voi se ci andate la prima volta:
| Giorno | Quartieri | Cosa vedere |
| Giorno 1 | Microcentro, Monserrat e Puerto Madero | Plaza de Mayo, Casa Rosada, Catedral Metropolitana, Cabildo, Café Tortoni, Palacio Barolo, Obelisco, Teatro Colón, Puerto Madero |
| Giorno 2 | La Boca e San Telmo | Caminito, La Bombonera, Fundación Proa, Mercado de San Telmo, Plaza Dorrego, Feria de San Telmo, Mafalda e Paseo de la Historieta |
| Giorno 3 | Recoleta e Palermo | Cementerio de la Recoleta, El Ateneo Grand Splendid, Floralis Genérica, Museo Nacional de Bellas Artes, MALBA, Bosques de Palermo, Jardín Japonés, Palermo Soho |

Cosa vedere a Buenos Aires in 3 giorni: itinerario dettagliato
Giorno 1: Microcentro, Monserrat e Puerto Madero
Plaza de Mayo, Casa Rosada, Cabildo e Cattedrale
Plaza de Mayo è il cuore storico e politico di Buenos Aires e secondo me è il punto perfetto da cui iniziare a esplorare la città. Sulla piazza si affacciano alcuni degli edifici più importanti della capitale: la Casa Rosada, sede della Presidenza argentina, il Cabildo e la Catedral Metropolitana, dove si trova anche il mausoleo del generale José de San Martín. Se riuscite, cercate di passare da Plaza de Mayo il giovedì intorno alle 15:30, quando si svolge ancora la storica marcia delle Madres de Plaza de Mayo. Dal 1977 queste donne hanno iniziato a riunirsi qui per chiedere verità e giustizia per i propri figli scomparsi durante la dittatura militare argentina, i desaparecidos: persone sequestrate dalle forze del regime, detenute illegalmente e, nella maggior parte dei casi, uccise senza che le famiglie potessero conoscerne la sorte. Assistere alla loro marcia è stata per me una delle esperienze più forti vissute a Buenos Aires: ci ho messo qualche ora a riprendermi, ma vale davvero la pena esserci. Se volete approfondire questa pagina fondamentale della storia argentina, esiste anche questo interessante tour dedicato alla dittatura, alla resistenza e alla memoria. Il Cabildo, simbolo della Rivoluzione di Maggio del 1810, ospita oggi il Museo Histórico Nacional del Cabildo. L’ingresso è gratuito ed è aperto dal mercoledì alla domenica dalle 10:30 alle 18; vengono organizzate anche visite guidate gratuite senza prenotazione. La Casa Rosada, invece, si può vedere solo dall’esterno.


Café Tortoni
Lungo Avenida de Mayo non può mancare una sosta al Café Tortoni, una vera istituzione di Buenos Aires. Aperto nel 1858, è considerato il caffè più antico della città e conserva ancora quell’atmosfera d’altri tempi, con tavolini di marmo, vetrate, boiserie e camerieri in divisa. Nel corso della sua lunghissima storia si sono seduti ai suoi tavoli scrittori, artisti e personaggi illustri come Jorge Luis Borges, Federico García Lorca, Luigi Pirandello e Carlos Gardel. Quest’ultimo era talmente affezionato al locale da avere un tavolo tutto suo, lontano dall’ingresso per evitare di essere continuamente riconosciuto. È sicuramente molto turistico e spesso troverete anche un po’ di coda per entrare, ma secondo me vale comunque la pena fermarsi. Ordinate un caffè, un alfajor ripieno di dulce de leche o una fetta di torta e godetevi l’atmosfera: siete seduti in uno dei pezzi di storia più belli di Buenos Aires.
Avenida de Mayo e Palacio Barolo
Da Plaza de Mayo imboccate Avenida de Mayo, uno dei viali storici più belli di Buenos Aires, che arriva fino al Congreso. Passeggiando tra palazzi di inizio Novecento e caffè storici capirete subito perché la città viene spesso paragonata a Parigi o Madrid. L’edificio che vale davvero una sosta è però il Palacio Barolo, costruito negli anni ’20 dall’architetto italiano Mario Palanti. La sua particolarità è il legame con la Divina Commedia: il palazzo è pieno di riferimenti a Dante ed è idealmente diviso in Inferno, Purgatorio e Paradiso. Se avete tempo potete partecipare a una visita guidata degli interni e salire fino al faro sulla sommità, da cui si apre una bellissima vista su Buenos Aires e sul Congreso. La visita va prenotata in anticipo, soprattutto in alta stagione, e si può fare tramite il sito di Get Your Guide.

Obelisco e Avenida 9 de Julio
All’incrocio tra Avenida Corrientes e Avenida 9 de Julio si trova probabilmente il simbolo più famoso di Buenos Aires: l’Obelisco. Alto 67,5 metri, fu inaugurato nel 1936 per celebrare i 400 anni dalla prima fondazione della città e oggi è il punto di ritrovo per eccellenza dei porteños, soprattutto quando c’è qualcosa da festeggiare. La grande novità è che dal 2025 si può finalmente salire fino in cima: un ascensore porta quasi alla sommità e, dopo un’ultima breve scala, si raggiunge il mirador con una vista a 360° sulla città. Se volete farlo, vi consiglio di prenotare il biglietto online. Già che siete qui, fermatevi ad ammirare anche la gigantesca Avenida 9 de Julio, una delle arterie più iconiche della città. Solo quando vi troverete davanti a quella distesa infinita di corsie capirete davvero quanto Buenos Aires ami fare le cose in grande.
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Teatro Colón
Sarà che ho un debole per i teatri lirici, ma per me il Teatro Colón è una delle cose da non perdere a Buenos Aires. Inaugurato nel 1908, è considerato uno dei grandi templi mondiali dell’opera, famoso soprattutto per la sua acustica eccezionale e per la magnificenza della sala principale. Se non riuscite ad assistere a uno spettacolo, potete comunque visitare gli interni partecipando a una visita guidata, disponibile anche in spagnolo, inglese e portoghese. Attualmente i tour si svolgono tutti i giorni, indicativamente dalle 9 alle 16:45, ma controllate sempre gli orari e prenotate in anticipo sul sito ufficiale perché possono variare in base alla programmazione del teatro.

Plaza San Martín e Palacio Paz
Se siete stati abbastanza veloci con le tappe precedenti, prima di dirigervi verso Puerto Madero potete fare una deviazione verso Plaza San Martín, una delle piazze più eleganti di Buenos Aires. Qui si affaccia il bellissimo Palacio Paz, costruito all’inizio del Novecento come residenza della potente famiglia Paz e considerato uno degli esempi più spettacolari di architettura Beaux-Arts della città. Gli interni sono decisamente all’altezza della facciata, ma per visitarli è necessario partecipare a una visita guidata: se vi interessa, provate a chiedere perché non è sempre accessibile liberamente. Io ero riuscita a visitarlo e mi era piaciuto molto. A pochi passi alzate gli occhi verso il Kavanagh, uno dei grattacieli storici più iconici di Buenos Aires. Inaugurato negli anni ’30, con la sua inconfondibile sagoma Art Déco fu per un periodo l’edificio più alto dell’America Latina. Considerate comunque questa zona come un extra dell’itinerario: se avete trascorso più tempo nelle visite precedenti, io non correrei per inserirla a tutti i costi. Meglio proseguire direttamente verso Puerto Madero e godersi la serata con calma.

Puerto Madero e Puente de la Mujer
Concluderei il primo giorno a Puerto Madero, cercando di arrivarci nel tardo pomeriggio per godervi il tramonto ed eventualmente la serata in uno dei ristoranti che si affacciano sul fiume (vi dico solo che c’è anche una sede de “La Parolaccia”!). Nato dalla riqualificazione della vecchia zona portuale, oggi è uno dei quartieri più moderni di Buenos Aires, con grattacieli, uffici, hotel di lusso e i vecchi docks riconvertiti in ristoranti e locali affacciati sull’acqua. Il suo simbolo è il Puente de la Mujer, progettato da Santiago Calatrava, la cui forma richiama una coppia che balla il tango. Se avete qualche giorno in più a Buenos Aires, proprio accanto a Puerto Madero si trova anche la Reserva Ecológica Costanera Sur, una grandissima area naturale affacciata sul Río de la Plata. È attraversata da diversi sentieri e, viste le dimensioni, un bel modo per esplorarla è noleggiare una bicicletta e dedicarle qualche ora.

Giorno 2: La Boca e San Telmo
La Boca e Caminito
Il secondo giorno inizia da La Boca, uno dei quartieri più riconoscibili di Buenos Aires, famoso per le sue casette di lamiera dipinte con colori sgargianti. La sua storia è legata soprattutto agli immigrati europei che arrivarono qui tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in particolare ai genovesi, che hanno lasciato un’impronta fortissima sull’identità del barrio. Il cuore turistico è Caminito, una piccola strada pedonale diventata una specie di museo a cielo aperto, tra conventillos colorati, murales, artisti di strada e ballerini di tango. È sicuramente molto turistica, ma è molto carina. Proprio qui vi consiglio particolarmente di partecipare a questo tour guidato. Io li faccio quasi sempre ormai perché permettono di capire molto di più di quello che si sta semplicemente guardando e, in quartieri con una storia del genere, secondo me fanno davvero la differenza. Per quanto riguarda la sicurezza, La Boca rimane una zona in cui prestare più attenzione rispetto ad altri quartieri turistici: durante il giorno Caminito e le strade più frequentate sono molto battute dai visitatori, ma eviterei di avventurarmi senza motivo nelle zone più periferiche del barrio e evitate proprio di andarci la sera. A poca distanza si trovano anche La Bombonera, lo storico stadio del Boca Juniors (vedi paragrafo sotto), e la Fundación Proa, uno degli spazi dedicati all’arte contemporanea più interessanti della città.
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La Bombonera
Anche se non siete grandi appassionati di calcio, La Bombonera merita una tappa: il calcio a Buenos Aires è quasi una religione e questo stadio ne è uno dei templi indiscussi. È la casa del Boca Juniors, la squadra legata indissolubilmente anche alla figura di Diego Armando Maradona. Potete visitare il Museo de la Pasión Boquense e lo stadio con un tour dedicato; se volete inserirlo nell’itinerario di 3 giorni, vi consiglio di acquistare i biglietti in anticipo, così da incastrare la visita con Caminito senza perdere troppo tempo. Se invece volete fare le cose sul serio, potete anche assistere a una partita di calcio dal vivo. Esistono esperienze organizzate che includono il biglietto, l’accompagnamento di una guida locale e la previa, ovvero il rituale pre-partita insieme ai tifosi. L’attività non riguarda esclusivamente il Boca Juniors: in base al calendario si può assistere anche alle partite di River Plate, Racing, San Lorenzo e altre squadre. Se riuscite a beccare proprio il Boca alla Bombonera, però, direi che avete fatto bingo.

San Telmo, Plaza Dorrego e la Feria
Da La Boca spostatevi poi a San Telmo, uno dei quartieri che amo di più a Buenos Aires, con le sue case d’epoca, i negozi di antiquariato, i café storici e quell’atmosfera un po’ bohémien che qui si respira ancora. Se potete, cercate di organizzare l’itinerario a Buenos Aires/in Argentina in modo che almeno uno dei 3 giorni in città cada di domenica, quando si svolge la famosa Feria de San Telmo. Il cuore è Plaza Dorrego, ma le bancarelle invadono buona parte di Calle Defensa e delle strade circostanti, tra antiquariato, artigianato, oggetti vintage e artisti di strada. È sicuramente il momento in cui il quartiere dà il meglio di sé. Fate un giro anche all’interno del Mercado de San Telmo, lo storico mercato coperto inaugurato alla fine dell’Ottocento, dove oggi convivono banchi tradizionali, antiquari, piccoli ristoranti e locali. Poco distante si trova anche il Pasaje de la Defensa (Defensa 1179), una bellissima casa ottocentesca trasformata in una piccola galleria di negozi e cortili. Per mangiare avete l’imbarazzo della scelta: tra gli indirizzi storici ci sono El Federal, uno dei bares notables della città, e El Desnivel, una parrilla molto conosciuta del quartiere. E tenetevi un po’ di tempo per Plaza Dorrego: soprattutto la domenica non è raro imbattersi in qualche coppia che balla il tango in strada.

Paseo de la Historieta e Mafalda
Prima di lasciare San Telmo fate un salto al Paseo de la Historieta, un percorso all’aperto dedicato ai personaggi più famosi del fumetto argentino. L’itinerario inizia all’angolo tra Defensa e Chile, dove troverete la protagonista indiscussa: Mafalda, seduta su una panchina insieme a Susanita e Manolito. Mafalda è nata proprio a Buenos Aires dalla matita di Quino negli anni ’60 e, dietro l’apparenza di una bambina curiosa e terribilmente sveglia, è diventata un simbolo della critica alla società, alla politica e alle assurdità del mondo degli adulti. Da qui potete seguire il percorso incontrando altri personaggi storici del fumetto argentino, ma se avete solo 3 giorni non è necessario percorrerlo tutto. Io mi fermerei almeno a salutare Mafalda: ormai è diventata quasi una cittadina onoraria di San Telmo.

Belgrano e il Barrio Chino
Per la serata cambierei completamente zona e mi sposterei verso Belgrano, a nord di Palermo e probabilmente anche più vicino alla zona in cui avrete scelto di dormire. È uno dei quartieri residenziali più piacevoli di Buenos Aires, molto verde ed elegante, con grandi viali alberati, piazze e bellissimi palazzi. Ma il motivo per cui vi consiglio di venire qui a fine giornata è soprattutto il Barrio Chino, la Chinatown di Buenos Aires, nata negli anni ’80 con l’arrivo di numerose famiglie asiatiche. Entrate dal grande arco su Calle Arribeños e perdetevi tra supermercati pieni di prodotti improbabili, negozietti, manga, bubble tea e ristoranti cinesi, giapponesi, taiwanesi e coreani. Negli ultimi anni la zona si è allargata anche intorno al Pasaje Echeverría, diventato un piccolo polo gastronomico pieno di locali e street food. Io concluderei proprio qui il secondo giorno, curiosando per il Barrio Chino e fermandomi poi a cena: dopo empanadas e carne argentina, una serata asiatica ci sta tutta.

Giorno 3: Recoleta e Palermo
Libreria El Ateneo Grand Splendid
Iniziamo il terzo giorno a Buenos Aires con El Ateneo Grand Splendid, una delle librerie più spettacolari che abbia mai visto. E non sono l’unica a pensarla così: nel 2019 National Geographic l’ha definita la libreria più bella del mondo. La cosa particolare è che si trova all’interno di un antico teatro inaugurato nel 1919, il Gran Splendid, di cui è stata conservata gran parte dell’architettura originale. I palchi sono pieni di libri, sul soffitto si può ancora ammirare l’affresco dell’italiano Nazareno Orlandi e quello che un tempo era il palcoscenico ospita oggi un café. Anche se non avete nessuna intenzione di comprare un libro, entrateci comunque e fate un giro tra i vari piani. È semplicemente meravigliosa!

Cimitero de la Recoleta
Dalla libreria, con una passeggiata di circa 15 minuti, raggiungerete il Cementerio de la Recoleta.. Più che un cimitero sembra una piccola città monumentale, con strette stradine fiancheggiate da mausolei, statue e tombe monumentali costruite negli stili più disparati. Non a caso anche Jorge Luis Borges gli dedicò una poesia. Qui riposano molti dei personaggi che hanno segnato la storia dell’Argentina, da presidenti e uomini politici a scrittori, militari e membri delle famiglie più importanti del Paese. La tomba più cercata è naturalmente quella di Eva Perón, che si trova nella cappella della famiglia Duarte ed è decisamente più sobria di quanto ci si potrebbe aspettare. Il cimitero si trova nel cuore di Recoleta, uno dei quartieri più eleganti di Buenos Aires, soprannominato barrio parisino per i suoi palazzi signorili e l’architettura di chiara ispirazione europea. L’ingresso è a pagamento per i turisti stranieri e potete acquistare il biglietto online dal sito ufficiale oppure direttamente sul posto; io sceglierei la prima opzione per evitare le code.

Palais de Glace
A pochi passi dal Cimitero della Recoleta si trova il Palais de Glace, un edificio dalla storia decisamente particolare. Quando venne inaugurato, nel 1910, ospitava infatti una pista di pattinaggio sul ghiaccio; negli anni successivi si trasformò prima in sala da ballo e poi in uno dei principali spazi espositivi dedicati all’arte argentina. Io l’avevo visitato durante il mio primo viaggio a Buenos Aires e mi era piaciuto un sacco, anche perché era molto meno frequentato rispetto ad altri musei della città. Purtroppo al momento (2026) l’edificio è chiuso per un importante intervento di restauro e riqualificazione e non è stata ancora comunicata una data ufficiale di riapertura, ma buttate un occhio online perchè potrebbe riaprire a breve, chi lo sa!
Floralis Genérica
A una decina di minuti dal Palais de Glace si trova la Floralis Genérica, l’enorme fiore d’acciaio diventato uno dei simboli più riconoscibili di Buenos Aires. L’opera fu realizzata dall’architetto argentino Eduardo Catalano, che la donò alla città nel 2002. La cosa più particolare sono i suoi giganteschi petali mobili, progettati per aprirsi al mattino e richiudersi al tramonto grazie a un sistema idraulico. Si trova al centro della Plaza de las Naciones Unidas, circondata da un grande specchio d’acqua che riflette la struttura. Il fiore rappresenta la speranza e la rinascita ed è davvero bellissimo da fotografare.


MALBA – Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires
Continuando lungo Avenida Figueroa Alcorta, dalla Floralis Genérica potete raggiungere il MALBA, una tappa che consiglio soprattutto a chi ama l’arte moderna e contemporanea, ma anche l’architettura come me. Già l’edificio, moderno, luminoso e geometrico, secondo me merita la visita. Il museo ospita una delle collezioni più importanti di arte latinoamericana del XX e XXI secolo, con opere di artisti come Frida Kahlo, Diego Rivera, Tarsila do Amaral e Antonio Berni, oltre a interessanti mostre temporanee. Se l’arte non vi interessa particolarmente potete tranquillamente saltarlo e proseguire con l’itinerario; in caso contrario, calcolate almeno un’ora e mezza per visitarlo con calma.

Palermo Soho
Concluderei il terzo giorno a Palermo, in particolare a Palermo Soho, soprattutto se avrete seguito il mio consiglio e avrete scelto di dormire da queste parti (vedi paragrafo sotto sugli alloggi consigliati). Dopo aver macinato chilometri per tre giorni, tornare verso casa non sarà esattamente una tragedia. Palermo è il quartiere più grande di Buenos Aires e anche uno di quelli che amo di più. La zona più interessanti per trascorrere la serata è Palermo Soho, appunto, piena di ristoranti, cocktail bar, birrerie, boutique indipendenti e locali alla moda. L’atmosfera è completamente diversa da quella monumentale di Recoleta: qui dominano case basse, strade alberate, piccoli locali e tantissima street art. Il cuore di Palermo Soho è Plaza Serrano (Plaza Cortázar) e le strade circostanti, perfette per passeggiare senza una meta precisa, fare aperitivo e poi fermarsi a cena. Se amate i murales, Palermo è anche una delle zone migliori della città per la street art e, avendo più tempo, potete partecipare a uno dei tour dedicati all’arte urbana di Buenos Aires. Io chiuderei proprio qui l’itinerario di 3 giorni: un bel bicchiere di Malbec e una parrilla da Don Julio mi sembrano un finale più che dignitoso.

Altri luoghi da vedere a Buenos Aires
Museo Sitio de Memoria ESMA
Se avete più di 3 giorni a Buenos Aires, uno dei primi luoghi che aggiungerei è il Museo Sitio de Memoria ESMA. Anzi, personalmente lo considero una delle visite più importanti da fare in città, anche se emotivamente è tutt’altro che semplice. Durante la dittatura militare iniziata nel 1976, la Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA) ospitò uno dei principali centri clandestini di detenzione, tortura e sterminio del Paese. Si stima che da qui siano passate circa 5.000 persone sequestrate illegalmente, pochissime delle quali sopravvissero. Oggi l’enorme complesso è diventato l’Espacio Memoria y Derechos Humanos e ospita archivi, associazioni e diverse istituzioni dedicate alla memoria. La parte che vi consiglio assolutamente di visitare è il Museo Sitio de Memoria ESMA, all’interno dell’ex Casino de Oficiales, uno degli edifici utilizzati durante la dittatura come centro di detenzione clandestino. Gli ambienti sono stati volutamente preservati e la visita ricostruisce ciò che avveniva al loro interno attraverso testimonianze, documenti e materiale audiovisivo. È un luogo durissimo e profondamente toccante, ma proprio per questo credo che andarci sia fondamentale per comprendere una delle pagine più buie della storia argentina. Dal 2023, inoltre, il Museo Sitio de Memoria ESMA è Patrimonio Mondiale UNESCO. Calcolate un minimo di 2 ore per la visita.

Museo Evita
Se vi interessa approfondire la storia di una delle figure più amate e controverse dell’Argentina, aggiungete alla lista il Museo Evita, nel quartiere di Palermo. Il museo occupa una bellissima casa dei primi del Novecento che, tra il 1948 e il 1955, ospitò una struttura della Fundación Eva Perón destinata all’accoglienza di donne e bambini in difficoltà. Il percorso attraversa 15 sale e racconta le diverse fasi della vita di Eva Perón, dagli anni come attrice fino all’attività politica e sociale, attraverso fotografie, filmati, documenti, abiti e oggetti personali. È un museo abbastanza piccolo e si visita facilmente in un’oretta. Ma c’è un altro motivo per venire qui: al piano terra si trova il Museo Evita Restaurante, con un bellissimo giardino interno pieno di verde. È davvero un piccolo angolo nascosto nel cuore di Palermo e, anche se non visitate il museo, potete entrare indipendentemente per fermarvi a pranzo, per una merenda o anche solo per bere qualcosa. Io ho mangiato nel nel patio ed è decisamente la parte più bella.
Giardino botanico Carlos Thays
Sempre a Palermo, proprio accanto a Plaza Italia, si trova il Giardino Botanico Carlos Thays, una bella parentesi verde da inserire se avete qualche ora in più a Buenos Aires. Occupa circa 7 ettari e ospita migliaia di specie vegetali provenienti dall’Argentina e da diverse parti del mondo, distribuite tra giardini, serre storiche e piccoli sentieri. Il giardino porta il nome del paesaggista francese Carlos Thays, responsabile di molti dei parchi e degli spazi verdi più belli di Buenos Aires, che visse anche all’interno del Botanico con la sua famiglia. L’ingresso è gratuito e, trovandosi vicino al Museo Evita e ai Bosques de Palermo, potete facilmente abbinarlo alle altre visite della zona.

Museo Larreta
Nel quartiere di Belgrano si trova anche il Museo Larreta, ospitato nella casa in stile neocoloniale dove visse lo scrittore e diplomatico argentino Enrique Larreta. La collezione è dedicata soprattutto all’arte spagnola tra Medioevo e inizio Novecento, con dipinti, sculture, mobili e oggetti raccolti dallo stesso Larreta. Secondo me, però, il vero gioiellino è nascosto sul retro: uno splendido giardino andaluso, con fontane, azulejos, alberi di arancio e vialetti immersi nel verde. Se amate le case-museo e le case coloniali come la sottoscritta vi consiglio di inserirla nel vostro programma d viaggio: a me era decisamente piaciuta. Se poi avete inserito Belgrano e il Barrio Chino nell’itinerario, potete approfittarne per visitarlo nello stesso momento perchè si trova a pochi passi da entrambi.

Dove vedere il tango a Buenos Aires
Come diceva il poeta e filosofo argentino Jorge Luis Borges, “senza le strade ed i tramonti di Buenos Aires, un tango non può essere scritto”. Questa musica infatti nasce proprio qui, tra Argentina e Uruguay, dall’unione di vari ritmi popolari come la molinga e la Habanera. Si è fatta poi strada dai bassifondi e dai bordelli fino all’alta società, ed è diventa nel tempo un fenomeno internazionale. Detto ciò, non si può venire a Buenos Aires senza dedicare almeno una serata al tango. Per vederlo ballare avete essenzialmente due possibilità: assistere a uno spettacolo di tango, più scenografico e pensato proprio per il pubblico, oppure entrare in una milonga, ovvero uno dei locali dove i porteños vanno realmente a ballare. Sono due esperienze completamente diverse e, avendo tempo, io proverei entrambe.
Spettacoli di tango
Gli spettacoli sono la soluzione più semplice se volete vedere ballerini professionisti, musica dal vivo e coreografie decisamente spettacolari. Molti locali propongono formule che comprendono anche la cena e alcuni organizzano il transfer dall’hotel. Tra gli indirizzi storici c’è il Café Tortoni, dove vengono ancora organizzati spettacoli in alcune delle sale interne (potete prenotarli QUI). In alternativa esistono veri e propri tango show nei teatri e nei locali specializzati del centro. Sono sicuramente esperienze più turistiche rispetto alle milonghe, ma la qualità dei ballerini può essere davvero impressionante.
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Le milonghe di Buenos Aires
Se invece volete vedere il tango vissuto dai porteños, andate in una milonga. Qui non troverete uno spettacolo costruito per i turisti: in pista scendono persone comuni, dai principianti ai ballerini che sembrano essere nati con le scarpe da tango ai piedi. Ed è proprio questo, secondo me, il bello.
- La Catedral Club (Sarmiento). Questa milonga si trova in un ex-magazzino riconvertito. È un posto decisamente informale frequentato soprattutto da giovani ballerini modaioli.
- La Viruta (Palermo). L’ho adorato! Una milonga spartana nel cuore di Palermo dove, nella stessa serata, potrete vedere i ballerini bravi e quelli meno bravi che fanno lezione. Informatevi prima sugli orari. C’è un biglietto d’ingresso (economico) e la consumazione obbligatoria (all’epoca si pagava solo in contanti).
- Plaza Dorrego (San Telmo). Durante la Feria de San Telmo (ogni domenica) tante persone si esibiscono nella piazza.
- La Glorieta (Belgrano). Sotto questo gazebo in un parco di Belgrano la gente si ritrova a ballare il tango (soprattutto la domenica, dopo le 20-21). Davvero autentico!
Controllate sempre il programma prima di andare, soprattutto per le milonghe: giorni, orari e serate possono cambiare e alcune iniziano molto tardi. A Buenos Aires uscire per ballare il tango alle 23 non significa essere arrivati per primi.

Dove dormire a Buenos Aires: i quartieri migliori
Scegliere dove dormire a Buenos Aires non è così banale: la città è gigantesca e la zona in cui alloggiate può fare parecchia differenza sugli spostamenti. Se avete almeno 3 giorni a disposizione, io continuo a consigliare Palermo, possibilmente Palermo Soho e nei dintorni di Plaza Serrano. È una delle zone che amo di più, piena di ristoranti, locali e negozietti, con una bellissima atmosfera soprattutto la sera. Inoltre è ben collegata con il centro grazie alla Linea D della metro, che passa dalle stazioni Plaza Italia e Scalabrini Ortiz. La prima volta che ci sono stata io viaggiavo da sola e tornavo tranquillamente a piedi in hotel anche alle 2-3 di notte senza essermi mai sentita in pericolo. Naturalmente questa è la mia esperienza personale e, come in qualsiasi grande metropoli, vale sempre la pena usare un minimo di buon senso, soprattutto di notte.
Se invece avete solo 1 o 2 giorni, valuterei San Telmo o il Microcentro. Avrete meno atmosfera la sera rispetto a Palermo, ma sarete molto più vicini a Plaza de Mayo, Avenida de Mayo, Puerto Madero e a diverse altre attrazioni, riuscendo a fare buona parte delle visite a piedi. In questo caso, secondo me, la praticità vince sul quartiere più bello. Tra le strutture che vi consiglio ci sono:
- Luxury Apartments Palermo: l’ultima volta che sono stata a Buenos Aires ho dormito qui e mi sono trovata molto bene. Gli appartamenti sono molto carini, nuovissimi e completamente accessoriati, con balcone e AC. Prima dell’arrivo vi manderanno un link per pagare: non è una truffa! Si paga prima di arrivare perchè lì non c’è una vera reception.
- Soho Point Central (Palermo). Bell’hotel a un isolato da Plaza Serrano, proprio al centro di Palermo, con una terrazza panoramica. Intorno trovate tutto, negozi,bar e ristoranti. Super comodo e carino.
- Duque Hotel Boutique & Spa (Palermo). Hotel di fascia alta molto ben arredato ospitato il un edificio ristrutturato di Palermo Soho. Ha anche una piccola piscina e una Spa.
- Meridiano Hostel Boutique (Palermo). Se viaggiate low budget questo ostello è un’ottima scelta. Si trova a Palermo, a 5’ a piedi da Plaza Serrano e offre posti letto economici in un ambiente molto carino e accogliente.
- Lina’s Tango Guesthouse (San Telmo). Guesthouse molto carina nel cuore di San Telmo, con camere semplici ma pulite che ruotano attorno ad un bel patio pieno di piante.
- Up Viamonte Hotel (Obelisco). Hotel moderno e confortevole a due passi dal Teatro Colon e dall’Obelisco.

Dove mangiare a Buenos Aires e cosa assaggiare
A Buenos Aires si mangia benisismo e, con la quantità di italiani emigrati qui, non c’è da stupirsi che molti sapori risultino stranamente familiari. Ovviamente bisogna provare almeno una volta una vera parrilla argentina, ma non fermatevi alla carne: empanadas, milanesas, medialunas, pizza porteña, alfajores e qualsiasi cosa contenga quantità illegali di dulce de leche meritano tutti un assaggio. Questi sono alcuni dei posti che ho provato e che vi consiglio:
- Bar El Federal (San Telmo): uno dei bares notables storici di Buenos Aires, aperto fin dal 1864. Entrate anche solo per bere un caffè o mangiare qualcosa: gli interni pieni di vecchie fotografie, bottiglie e oggetti d’epoca sono già un buon motivo per fermarsi.
- El Desnivel (San Telmo): una vera istituzione del quartiere, senza troppi fronzoli e perfetta per provare la classica carne alla griglia argentina. Ambiente semplice, porzioni abbondanti e atmosfera da parrilla porteña.
- El Refuerzo (San Telmo): piccolo, informale e con quell’aria da vecchio almacén che a me piace tantissimo. Il menu non è infinito, ma si mangiano piatti argentini sostanziosi e porzioni decisamente generose.
- Don Julio (Palermo): una delle parrillas più famose di Buenos Aires e, per me, carne pazzesca. Considerando che non sono neanche una grande amante della carne e ci sono tornata due sere di fila, direi che qualcosa significa. Prenotate con larghissimo anticipo, perché trovare un tavolo può essere un’impresa.
- Club Eros (Palermo Soho): vecchio club di quartiere trasformato in una trattoria senza fronzoli, economica e super verace. Io l’ho adorato! È uno di quei posti dove andare se volete allontanarvi un po’ dai ristoranti più modaioli di Palermo.
- Lo de Jesús (Palermo): storica parrilla del quartiere, con un piacevole spazio all’aperto e soprattutto una cantina di vini argentini notevole. Un’altra ottima scelta se volete concedervi una bella cena a base di carne e Malbec.
- Julia (Villa Crespo): piccolo ristorante contemporaneo con pochissimi tavoli e una cucina creativa che lavora molto sui prodotti di stagione. È segnalato anche dalla Guida Michelin e va prenotato con grande anticipo.
- Museo Evita Restaurante (Palermo): ve ne ho già parlato nel paragrafo sul museo, ma lo reinserisco perché il suo bellissimo patio immerso nel verde merita davvero. Potete venire anche senza visitare il Museo Evita e fermarvi per pranzo, cena o semplicemente per bere qualcosa.
- Las Violetas (Almagro): storica confitería inaugurata nel 1884, con vetrate, marmi e arredi che sembrano riportarvi nella Buenos Aires di inizio Novecento. È fuori dai classici circuiti turistici, ma io ci andrei comunque, soprattutto per una merienda nel pomeriggio.
- Florería Atlántico (Retiro): uno degli speakeasy più famosi della città. Si entra da una vera fioreria e poi si scende nel locale nascosto al piano inferiore. L’ambiente è molto particolare e i cocktail sono il vero motivo per venirci: perfetto per chiudere la serata.


Come arrivare a Buenos Aires e come raggiungere il centro dagli aeroporti
Buenos Aires ha due aeroporti principali: Ezeiza (EZE), dove arriva la maggior parte dei voli intercontinentali, e Aeroparque Jorge Newbery (AEP), utilizzato soprattutto per i collegamenti nazionali e regionali. La differenza non è da poco: il primo si trova fuori città, mentre Aeroparque è praticamente dentro Buenos Aires.
Aeroporto internazionale di Ezeiza
Se arrivate dall’Italia atterrerete sicuramente all’Aeroporto Internacional Ministro Pistarini, meglio conosciuto come Ezeiza, circa 35 km a sud-ovest del centro. Per raggiungere Buenos Aires avete diverse possibilità:
- Bus Colectivo 8: è la soluzione più economica. C’è un servizio espresso della Linea 8 che collega Ezeiza con Buenos Aires passando per Avenida de Mayo e proseguendo fino ad Aeroparque. Per arrivare nella zona centrale considerate indicativamente un’ora e mezza, traffico permettendo. È molto economico, ma dopo un volo intercontinentale e con i bagagli non è necessariamente la soluzione che sceglierei.
- Taxi, Uber o Cabify: sicuramente più comodi, soprattutto se siete in due o più persone. Il viaggio verso Palermo, San Telmo o il centro richiede normalmente 45-60 minuti, ma nelle ore di punta può volerci parecchio di più. Per i taxi utilizzate sempre i servizi ufficiali dell’aeroporto ed evitate chi vi propone passaggi all’uscita degli arrivi.
- Transfer privato: è la soluzione più comoda in assoluto. Potete prenotarlo prima di partire e trovare l’autista ad aspettarvi agli arrivi. Dopo 14 ore di volo, immigrazione e bagagli, personalmente trovo che abbia parecchio senso, soprattutto se arrivate la sera o non parlate spagnolo.
Aeroparque Jorge Newbery
Se state viaggiando all’interno dell’Argentina e arrivate, ad esempio, da Ushuaia, El Calafate o Salta, potreste invece atterrare all’Aeroparque Jorge Newbery. Vengono operati da qui anche diversi voli internazionali verso altri Paesi del Sud America. L’Aeroparque è molto più comodo di Ezeiza perché si trova direttamente sulla Costanera, a pochi chilometri da Palermo e Recoleta. Per raggiungere l’hotel io prenderei semplicemente taxi, Uber o Cabify: soprattutto se dormite a Palermo, la distanza è talmente breve che non mi complicherei inutilmente la vita. Esistono comunque anche diversi colectivos che fermano all’aeroporto.

Come muoversi a Buenos Aires
Non fatevi spaventare dalle dimensioni di Buenos Aires: la città ha una rete di trasporti pubblici molto capillare e, organizzando le giornate per quartieri come nell’itinerario che vi ho proposto, spostarsi è abbastanza semplice. Il mezzo più comodo è la Subte, la metropolitana di Buenos Aires, soprattutto per coprire velocemente le distanze più lunghe. È anche una delle più antiche al mondo: la prima linea fu inaugurata addirittura nel 1913. A questa si aggiunge una rete infinita di colectivos, gli autobus cittadini, che arrivano praticamente ovunque e funzionano anche quando la metro ha già chiuso. Sulla Subte e su molte linee di colectivos potete pagare direttamente con carte Visa e Mastercard contactless, oppure con smartphone e smartwatch NFC.
Se non avete una carta di credito contactless c’è la tessera SUBE, una carta ricaricabile valida su metropolitana, autobus e treni suburbani che si può acquistare nei punti SUBE e in diversi centri di assistenza turistica. Per gli spostamenti serali vi consiglio di usare Uber o Cabify (si equivalgono) che funzionano benissimo e sono sicuri.

Buenos Aires è sicura?
Nel complesso Buenos Aires è una città abbastanza sicura per i turisti e personalmente non mi sono mai sentita in pericolo, neanche viaggiando da sola e tornando a piedi molto tardi la sera a Palermo. Questo non significa però che si possa girare completamente distratti: rimane una metropoli enorme, sudamericana, e il problema più frequente per i turisti sono soprattutto borseggi, furti di cellulari e piccoli raggiri, in particolare nelle zone molto affollate. Tenete quindi smartphone e portafoglio sotto controllo sui mezzi pubblici e nei mercati, non lasciate il telefono sul tavolo dei locali e fate un po’ più di attenzione in luoghi molto turistici come San Telmo, Retiro e il Microcentro. Una cautela maggiore la userei a La Boca: di giorno Caminito e le principali strade turistiche sono molto frequentate, ma evitate di allontanarvi da questa zona e, soprattutto, di girare nel quartiere a piedi dopo il tramonto.
Quartieri come Palermo, Recoleta, Belgrano e Puerto Madero sono invece tra quelli in cui generalmente ci si sente più tranquilli, anche la sera. Vale comunque la regola che applicherei in qualsiasi grande città: evitate strade deserte o poco illuminate, soprattutto di notte, e per gli spostamenti più lunghi utilizzate Uber, Cabify o i taxi ufficiali. In definitiva, non considero Buenos Aires una città pericolosa da visitare e non lascerei che la questione sicurezza vi condizioni il viaggio. Serve semplicemente quel livello di attenzione che avreste a Roma, Parigi o in qualsiasi altra grande metropoli. Io, almeno, l’ho sempre vissuta con grande tranquillità.

Cosa vedere nei dintorni di Buenos Aires
San Isidro e Villa Ocampo
Se avete qualche giorno in più, potete dedicare una giornata ai dintorni a nord di Buenos Aires, combinando San Isidro e Tigre. Potete raggiungere San Isidro in treno dalla città e utilizzarla come prima tappa, per poi proseguire sempre in treno verso Tigre. San Isidro è una località residenziale molto verde ed elegante, con un piccolo centro storico raccolto intorno alla Cattedrale di San Isidro, ville signorili e strade alberate. Ma il motivo principale per cui farei una sosta qui è Villa Ocampo, la bellissima residenza della scrittrice ed editrice argentina Victoria Ocampo. La villa, oggi appartenente all’UNESCO, conserva ancora arredi, opere d’arte, fotografie e la biblioteca della famiglia e permette di conoscere meglio una delle figure più importanti della cultura argentina del Novecento. Negli anni passarono da qui personaggi come Jorge Luis Borges, Igor Stravinsky, Albert Camus e Le Corbusier. Anche il grande giardino che circonda la casa merita assolutamente una passeggiata. Io l’ho amata moltissimo! Purtroppo ho perso tutte le foto di queste gite e mi mangio le mani. Se volete combinare San Isidro + Tigre nella stessa giornata (io feci così), partirei abbastanza presto da Buenos Aires, visiterei San Isidro e Villa Ocampo durante la mattinata e proseguirei poi verso Tigre. Da lì si può tornare a Buenos Aires in barca, attraversando i bellissimo delta del Paraná.
Tigre e il delta del Paraná
La città di Tigre si trova alle porte del delta del Paraná, un enorme labirinto di fiumi, canali e isole ricoperte di vegetazione, dove la vita si svolge praticamente sull’acqua: al posto di strade e autobus, in molte zone ci si sposta con le lanchas colectivas. Una volta arrivati con il treno da Buenos Aires fate un giro per la cittadina ma, soprattutto, dedicate qualche ora alla navigazione nel Delta. Dalla Estación Fluvial partono tantissime escursioni di diversa durata che attraversano alcuni dei suoi canali principali, passando davanti a palafitte, piccoli moli, club nautici e case immerse nel verde. Esiste anche una compagnia che parte da Tigre nel pomeriggio e, attraversando il delta e poi il Río de la Plata, arriva direttamente a Puerto Madero in circa 1h50′. È decisamente più scenografico che rifare lo stesso percorso in treno e vi permette di vedere Buenos Aires da una prospettiva completamente diversa. Io ho fatto così e mi è piaciuto molto.
Colonia del Sacramento (Uruguay)
Un’altra bellissima escursione da Buenos Aires è Colonia del Sacramento, in Uruguay, praticamente dall’altra parte del Río de la Plata. Il suo piccolo centro storico è Patrimonio UNESCO e conserva ancora stradine acciottolate, case coloniali colorate, piazzette alberate e i resti delle antiche fortificazioni portoghesi e spagnole. La cosa comoda è che si può visitare tranquillamente in giornata da Buenos Aires: i traghetti partono da Puerto Madero e le traversate più veloci impiegano circa 1h15′. Cercate di partire la mattina presto e rientrare la sera, in modo da avere diverse ore per girare Colonia con calma. Una volta arrivati non serve un vero itinerario: il centro è piccolo e si esplora benissimo a piedi. Perdetevi nel Barrio Histórico, percorrete la famosa Calle de los Suspiros, salite sul faro e fermatevi a pranzo in uno dei ristorantini del centro. Ricordatevi però che state entrando a tutti gli effetti in un altro Paese, quindi dovrete passare i controlli di frontiera sia all’andata che al ritorno: presentatevi al terminal con un buon anticipo e portate naturalmente con voi il passaporto. Potete acquistare i biglietti in anticipo tramite questo sito.

FAQ su Buenos Aires
Per una prima volta a Buenos Aires consiglio almeno 3 giorni pieni. Sono sufficienti per vedere le attrazioni principali organizzando bene l’itinerario per quartieri, ma se avete tempo io rimarrei 4 o 5 giorni. Potrete visitare qualche museo in più e aggiungere una gita nei dintorni, come Tigre o Colonia del Sacramento.
Per me la zona migliore è Palermo, soprattutto se avete almeno 3 giorni a disposizione. È un quartiere piacevole da vivere anche la sera, pieno di ristoranti e locali e ben collegato con il resto della città. Se invece avete solo uno o due giorni, sceglierei San Telmo o il Microcentro, più comodi per raggiungere a piedi molte delle attrazioni principali.
Domanda difficilissima perché i quartieri di Buenos Aires sono diversissimi tra loro, ma io voto Palermo: è quello in cui sceglierei di vivere e anche quello dove preferisco dormire. Se parliamo invece di fascino e architettura, Recoleta è probabilmente il più elegante, mentre San Telmo è quello che conserva maggiormente l’atmosfera della Buenos Aires di una volta.
Sì e no. I singoli quartieri si girano benissimo a piedi e, anzi, secondo me è proprio camminando che si scopre il lato più bello della città. Il problema sono le distanze tra un quartiere e l’altro: Buenos Aires è enorme e pensare di visitarla interamente a piedi sarebbe un discreto suicidio podistico. La soluzione migliore è combinare passeggiate, Subte e colectivos, utilizzando eventualmente Uber o Cabify per gli spostamenti più scomodi.
