EXPO: anche io devo dire la mia

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Last but not least…sono andata finalmente a vedere EXPO!

Dopo aver rimandato per mesi per i motivi più svariati, mi sono decisa ad affrontarlo.

Ammetto e anticipo di essere entrata con un biglietto ridotto serale (sono stata dentro dalle h18 alle h23), anche per pararmi da eventuali critiche che potreste rivolgermi.

Metto le mani avanti! 😀

Di sicuro non è stata una visita approfondita, ma..dato che sarà anche l’unica, mi sento di dire la mia, di raccontare quelle che sono state le mie impressioni su questo grande evento milanese.

Inizierò parlando dell’organizzazione; se non fosse per il fatto che è (quasi) tutto scritto in italiano (VERGOGNA!), direi che è impeccabile. Si raggiunge facilmente con la metro, le biglietterie ed i metal detector sono tantissimi, ci sono hostess ovunque a cui poter chiedere informazioni, mille bagni ben indicati, mappe cartacee e pannelli enormi per potersi orientare (non che ci voglia poi troppo in realtà..).

Entrando, l’impatto che ho avuto è stata una sensazione netta di non essere in Italia. Mi è sembrato di stare all’estero, ad un enorme fiera. La cosa che mi ha riportato subito alla realtà è stato vedere lo stand dell’Oviesse..qualcuno mi spieghi cosa c’entra e che senso ha! Idem le bancarelle che ti vendono la qualunque, dai braccialetti ai soprammobili..neanche fosse la Fiera dell’Artigianato!

Ho trovato molto bello invece l’Expo Centre e l’esercito di sculture ispirate alle tele di Arcimboldo che si incontrano poco dopo l’ingresso.

Una volta dentro, diciamo che ho potuto confermare l’idea che mi ero fatta di EXPO leggendo commenti e vedendo foto altrui: è bella la scelta architettonica, ma i contenuti sono pari a zero.

Buona parte dei padiglioni (soprattutto quelli dei paesi che hanno investito gran soldi come gli Emirati Arabi, il Giappone, ecc) sono esteticamente molto belli. Una volta entrati dentro però il concept, e soprattutto il legame al tema “Feeding the planet”, sfugge nella maggior parte dei casi. Un esempio eclatante è il padiglione del Brasile: sembra un gioco di Gardaland! La gente fa la coda per arrampicarsi su una rete metallica..mah..

Parentesi food: c’è cibo ovunque, la mia salivazione è iniziata ad aumentare ancora prima dell’ingresso. Ci sono stand e ristoranti ogni metro, tutti cari come il fuoco! Prezzi mai visti neanche in piazza Duomo.

Io ho deciso di mangiare un po qua un po là, ed ho provato il padiglione vietnamita, quello argentino e quello olandese. Risultato: il giorno dopo sono stata malissimo (così come le amiche che erano con me).

Dopo attenta riflessioni, al 90% ci ha fatto male qualcosa mangiato al ristorante argentino..mi auguro veramente che siamo solo state molto sfigate!

EXPO

EXPO

La nota più positiva è stato vedere l’albero della vita ideato da Balich. Nonostante avessi visto migliaia di foto e di video, sono rimasta molto impressionata. Lo show notturno di suoni e luci è veramente bello! Belle le musiche e le coreografie con luci e acqua, mi ha emozionato! Don’t miss!

Concludendo: è un esperienza che va fatta (soprattutto se si vive a Milano), ma la visita di un giorno basta e avanza!

Un consiglio, se entrate con un biglietto giornaliero a prezzo pieno portatevi un panino da casa, o finirete per spendere questi 100 euro così..per mangiare street food. ANCHE NO!

EXPO

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Scritto da:
Mi chiamo Valentina Borghi e sono una viaggiatrice esperta e una travel blogger / travel influencer full time dal 2018. Sono anche una nomade digitale e trascorro buona parte dell’anno in viaggio, da sola o accompagnando gruppi in giro per il mondo. Amo i vulcani, i deserti, il Sudamerica e l’Asia Centrale, amo i gatti, New York, l’astronomia, e la musica elettronica. Ho visitato 90 paesi del mondo e se mi chiedete qual è il mio viaggio della vita..decisamente l’Antartide!

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